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Quanto resta a Snapchat?

Snap, la società che controlla l’applicazione Snapchat, continua a essere in perdita e a distanza di un paio di anni dalla sua quotazione in borsa fatica a sostenere la concorrenza di altre applicazioni che ora offrono servizi simili, come Instagram (controllata da Facebook). Secondo una recente analisi del Financial Times, in assenza di novità significative e di un passaggio in pareggio o in attivo, tra tre anni Snap potrebbe finire i fondi di cui dispone ed essere costretta ad avviare un nuovo e difficile giro di finanziamenti. L’andamento della società racconta molto di come funzionano le cose nella Silicon Valley da qualche anno, con altre grandi aziende come Uber, Pinterest e Slack che si apprestano a quotarsi in borsa con offerte iniziali d’acquisto multimiliardarie.

Fino a qualche tempo fa Evan Spiegel, il cofondatore di Snapchat, era considerato uno dei più promettenti CEO della Silicon Valley. Prima di altri, Spiegel aveva intuito che molte persone – soprattutto tra i più giovani – erano alla ricerca di social network meno impegnativi, dove i loro contenuti non fossero archiviati per sempre da qualche parte. Snapchat fu la prima applicazione di successo a offrire sistemi di pubblicazione effimeri, con fotografie e video che si cancellano da soli a qualche ora di distanza dalla loro condivisione. L’app divenne rapidamente un successo, attirò milioni di giovani, grandi investimenti e l’interesse degli editori, che avviarono collaborazioni.

Nella primavera del 2017 Snap fu quotata in borsa in una delle operazioni finanziarie più attese degli ultimi anni legate alla Silicon Valley. L’offerta pubblica iniziale portò a raccogliere 24 miliardi di dollari: Snap all’epoca era già in perdita ma aveva comunque una valutazione molto alta, una caratteristica ricorrente tra le aziende tecnologiche di questo tipo, verso le quali gli investitori – alla ricerca dei prossimi Facebook o Google – mantengono grandi speranze.

A distanza di due anni, però, le cose per Snap sono sensibilmente cambiate e c’è meno ottimismo nell’aria. La società ha perso quasi il 30 per cento del proprio valore in borsa, ha dovuto affrontare un esodo di molti dei suoi principali dirigenti e sembra avere una crisi d’identità. Analisti e investitori ripongono meno fiducia in Spiegel e hanno iniziato a chiedersi se Snap non abbia corso troppo, quotandosi prematuramente in borsa, prima di avere una strategia più solida per la propria crescita.

Attribuire le difficoltà di Snap alla sola concorrenza molto serrata di Facebook non sarebbe comunque onesto: Spiegel e i suoi colleghi nell’ultimo biennio hanno fatto diversi errori. Il più grande, riconosciuto dallo stesso CEO, ha riguardato la scelta di cambiare il funzionamento di diverse opzioni all’interno dell’applicazione, lasciando spaesati gli utenti più affezionati. Spiegel aveva inoltre promesso di rifare completamente la versione per Android di Snapchat, molto trascurata rispetto a quella per iPhone, ma ha mancato più volte le scadenze che si era fissato. L’aggiornamento inizialmente promesso per un paio di anni fa è in fase di distribuzione solo adesso.

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